Il controllo di Gestione: come trasformare i numeri della tua azienda in un vantaggio competitivo

Perché le PMI e le STARTUP fanno resistenza nell'adottarlo quando dovrebbe essere la base per una corretta amministrazione in un azienda, te lo dico io, fa paura perché non lo si conosce.

Il controllo di gestione dovrebbe essere un arma nel tuo arsenale

Il Controllo di Gestione: un arma che dovrebbe far part dell'arsenale PMI-STARTUP sin dall'inizio della gestione ma che purtroppo viene ignorato e ci se ne accorge troppo tardi della sua utilità.

Hai mai avuto quella sensazione di lavorare sodo tutto l'anno, vedere il conto corrente che si muove, sentire che le cose "vanno", e poi arrivare a dicembre e scoprire che i numeri non tornano?

Che l'utile è molto meno di quello che ti aspettavi?

Che la liquidità no basta mai.

Che ancora mantieni dei clienti ti impegnano per mesi per poi portarti poco o nulla di profitto.

Se sei un titolare di PMI o hai fondato una startup, questa "sensazioni" le conosci bene. Non è sfortuna. Non è il mercato.

È l'assenza di uno strumento di amministrazione gestionale, il Controllo di Gestione.

Il primo punto da chiarire è questo: se non hai mai adottato un pannello di comando di Controllo di Gestione, non ti sentire in colpa come imprenditore, ma perché nessuno te lo ha mai nominato e spiegato bene davvero.

Nella narrativa comune, il CdG viene presentato come qualcosa di complicato, riservato alle grandi aziende, alle multinazionali con uffici interi di controller. Oppure viene confuso con la contabilità fiscale — quella che fa il tuo commercialista, quella che serve all'Agenzia delle Entrate, quella che alla fine ti ridà l'utile o la perdita d'esercizio per calcolare le tasse.

Queste due cose non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra.

La contabilità fiscale risponde alle domande: come sono andate le cose economicamente? quanto ho guadagnato l'anno scorso? qual è la base di partenza per il pagamento delle imposte?

Il Controllo di Gestione risponde a domande completamente diverse: su quale prodotto sto guadagnando davvero? Quale cliente mi erode il margine? Tra 60 giorni avrò liquidità sufficiente?

Sono domande diverse. Urgenti. Decisive.

E la maggior parte delle PMI italiane non ha strumenti per rispondervi.

Un errore che costa caro (e che si scopre sempre troppo tardi)

Il CdG non ha nulla a che vedere con gli utili dell'anno ma risponde a domande diverse come "su quale prodotto sto guadagnando davvero?"

Che cos'è il CdG

Immagina un'azienda di metalmeccanica con tre clienti.

Il bilancio fiscale dice che ha fatturato 150.000 euro, ha costi per 120.000 euro, e ha un utile di 30.000 euro. Il margine è del 20%. Tutto bene, apparentemente.

Con il Controllo di Gestione, il quadro cambia radicalmente: il Cliente A porta un margine del 40%, il Cliente B del 12%, il Cliente C è in perdita del 5%. L'azienda lavora, produce, fatica — e uno dei suoi clienti la fa guadagnare meno di niente.

Senza il CdG, questo si scopre a fine anno, quando ormai il margine per poter intervenire non esiste più, il danno è fatto.

Con un corretto CdG, si monitora ogni mese l'andamento dei MOL per commessa/cliente, capito? se qualcosa non viaggia regolare lo si vede in tempo per agire.

Questo è l'errore strutturale delle PMI italiane: prendere decisioni strategiche — su prezzi, clienti, investimenti, personale — basandosi molto su dati parziali o peggio su sensazioni del titolare.

Non per mancanza di capacità, ma per mancanza di conoscenza dell'argomento e dei corretti strumenti di gestione.

Andiamo però in dettaglio.

Partiamo dal presupposto che il CdG non è complicato, non si parla di fisica quantistica e adesso ti metto a terrra le 5 aree con cui lo si può comporre:

1) La contabilità analitica (finalizzata ad analizzare costi, ricavi e margini per ogni singola commessa di lavoro, da non confondere con la contabilità generale);

2) Il budget (documento previsionale che definisce costi, ricavi, entrate e uscite nell'arco temporale di solito di 1 anno ),

3) Il reporting mensile (strumento di controllo che monitora ogni 30 giorni, lo stato di salute delle principali KPI aziendali, come ad esempio il fatturato, margine lordo, flusso di cassa, EBITDA, CAC -costo acquisizione clienti);

4) L'analisi degli scostamenti (è la tecnica che confronta i dati consuntivi con il budget previsionale affinchè i risultati finali discostino il meno possibile con le aspettative e attivare tutte le azioni correttive necessarie per migliorare la performance aziendale);

5) Il cash flow ( che rappresenta la ricostruzione dei flussi monetari di un’impresa in un dato periodo di analisi. È dato dalla differenza tra le entrate e le uscite che si verificano nell’arco di tempo preso in esame per cui misura la liquidità disponibile in azienda in un momento preciso).

Ognuna di queste aree si può implementare, almeno nella sua forma base, sia con dei gestionali ad hoc (non serve spendere 100mila €) e sia lavorando con Excel, basta avere un metodo.

Per le startup si può fare un discorso a parte, purtroppo il rischio aumenta in maniera esponenziale, se per una PMI consolidata l'assenza del CdG è un freno alla crescita, per una startup è spesso una questione di sopravvivenza.

Le startup bruciano cassa per definizione perché prima di strutturarsi sono in quella fase di pivoting che le espone sempre a rischio a crisi soprattutto finanziario.

Sia le fonti che gli impieghi devono essere tracciati, ogni ipotesi di ricavo e di investimento deve essere confrontata con i dati e le previsioni mese per mese.

Il runway — i mesi di vita che rimangono con la cassa disponibile — non è un numero che si può approssimare. O lo sai esattamente, e adatti la strategia alla tattica oppure stai navigando bendato nell' increspato mare dell'azzardo.

In più, dal 2019 il Codice della Crisi d'Impresa (D.Lgs. 14/2019) ha reso obbligatorio per tutte le società dotarsi di Adeguati Assetti Organizzativi, Amministrativi e Contabili.

Il Controllo di Gestione non è più solo una buona pratica: è un obbligo di legge per chi amministra una società. Non averlo espone l'amministratore a responsabilità personale.

Il Controllo di Gestione non risolve i problemi. Li rende visibili in tempo per risolverli.

È la differenza tra scoprire una perdita a dicembre e scoprirla a marzo, quando hai ancora nove mesi per cambiare rotta.

È la differenza tra presentarsi in banca con un file Excel improvvisato e presentarsi con un report strutturato, un budget dettagliato, un cash flow previsionale a 90 giorni.

È la differenza tra conoscere profondamente l'andamento dell'azienda e "sperare" che le cose vadano bene.

Scoprire una perdita a marzo anzicchè a dicembre ti da ampie possibilità di correggere la rotta del tuo management aziendale.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai una PMI che stai cercando di far crescere, o una startup che stai cercando di far sopravvivere. Sai già che il lavoro non ti manca. Sai già che le energie le metti.

Quello che meriti — quello che la tua azienda merita — è avere strumenti all'altezza dell'impegno che ci stai mettendo.

Il Controllo di Gestione non è un lusso per grandi aziende. È il minimo che devi a te stesso e a chi lavora con te: sapere dove stai andando, sapere se stai guadagnando davvero, sapere se domani avrai i soldi per pagare gli stipendi.

Non serve partire con il sistema perfetto. Serve partire.

Vuoi capire da dove iniziare nel tuo caso specifico? Prenota una call gratuita di 30 minuti: ti dico esattamente cosa serve alla tua azienda, senza giri di parole.

Il Controllo di Gestione non risolve i problemi.

Li rende visibili in tempo per risolverli.

Giuseppe Lo Giudice

Di formazione economico finanziaria, da 25 anni studio e applico strategie per far crescere le aziende italiane. Condivido la mia esperienza ed il mio percorso professionale a beneficio di chi non si accontenta di essere solo un "bravo dipendente" ma punta a qualcosa di più 🔝.

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